Rapporto sulla politica di sicurezza della Svizzera 2016 – Obiettivo mancato!

Stefan-HolensteinCol SMG Stefan Holenstein, presidente SSU 

A fine agosto 2016 il Consiglio federale ha presentato il nuovo Rapporto sulla politica di sicurezza della Svizzera (RAPOLSIC 2016). Sebbene il processo di consultazione sia stato ampio, il rapporto mostra lacune nelle argomentazioni come pure chiare linee per lo sviluppo sulla base delle decisioni USEs. Per la società Svizzera degli Ufficiali (SSU) questo fatto si traduce in un’occasione mancata per fornire una posizione politicamente più incisiva a livello di Parlamento che una semplice presa di conoscenza. 

Una revisione lacunosa
Il RAPOLSIC 2016 è frutto di uno sviluppo che ha come base l’ultimo rapporto del 2010. La SSU sostiene tra l’altro la nuova formulazione del concetto di difesa come lo ha definito il Consiglio Federale: quest’ultimo significa non più la minaccia esercitata da uno Stato, ma contiene concetti di difesa più moderni legati ad esempio all’ibrido. Tuttavia il rapporto contiene, secondo l’opinione della SSU, ancora delle lacune. Le considerazioni di fondo sono nel complesso corrette, le deduzioni e le conseguenze purtroppo solo parzialmente tratte. In particolare quest’ultime risultano essere mediate da uno spirito del “politicamente corretto” invece di risultare più incisive. Si rileva inoltre la mancanza di una presa di posizione della politica attuale di sicurezza della Svizzera: questo fornisce un’impressione che, tutto quanto elaborato fino ad oggi, è positivo e che non sussiste un potenziale di ottimizzazione.

Delimitazioni labili
Nel rapporto risultano essere assenti ad esempio scenari che mostrerebbero le più importanti e pericolose evoluzioni della situazione per la Svizzera, come ad esempio la combinazione o la concatenazione di minacce e pericoli da cui trarre le necessarie conseguenze per una più efficace politica di sicurezza e lo sviluppo dei relativi strumenti. Nel RAPOLSIC 2016 manca inoltre una chiara definizione dei confini d’interesse e dei compiti da suddividere tra Esercito e Protezione civile. Dubbioso risulta inoltre essere il Servizio civile, in quanto viene ancora presentato come strumento della politica di sicurezza. Secondo la SSU il Servizio civile e l’Amministrazione delle dogane non devono essere parte integrante del rapporto: al posto di quest’ultima sarebbe molto più utile evidenziare il ruolo del Corpo delle Guardie di Confine.

Concetto della strategia bistrattato
Il capitolo legato alla strategia si esprime come sistema basato sulle definizioni fondamentali di cooperazione, indipendenza e impegno: l’espressione di una strategia come tale in questo contesto non è possibile, in quanto altrimenti essa si presenterebbe in forma di linee direttrici e specifiche misure, sulle quali basare gli obiettivi della politica di sicurezza con, in subordine, le possibili evoluzioni e i mezzi si rileva come pure i rapporti di tempo per il loro raggiungimento. In tal senso manca una risultante determinante al rapporto.
Il capitolo relativo alla strategia dovrebbe inoltre essere ancorato alla condotta della politica di sicurezza a livello di Confederazione e Cantoni. A fronte di crisi, ad oggi vale che ogni Dipartimento deve essere in grado di riprendere la condotta. La SSU sostiene che in una situazione di crisi che generalmente può toccare più Cantoni, la condotta venga ripresa da una unica istanza. Non viene infine evocata un’importante domanda strategica relativa al finanziamento di un esercito tenuto conto delle attese capacità di difesa e relativa dotazione dei relativi mezzi (aviazione, difesa contraerea, carri, artiglieria, condotta integrata, …), in caso di risorse finanziarie limitate.

Richieste della SSU in sintesi
In considerazione ad una qualificazione insufficiente del RAPOLSIC 2016 la SSU richiede al Parlamento di rifiutare la sola mera presa di posizione del Governo a favore di un mandato per l’elaborazione di un nuovo Rapporto con l’obiettivo di colmare le lacune del presente Rapporto.
Il Rapporto deve mostrare chiaramente i scenari e le possibili evoluzioni più pericolose accompagnato da considerazioni, deduzioni e conseguenze stringenti; in altri termini esso dovrebbe presentare una strategia concreta riguardo al come la politica di sicurezza e i suoi strumenti si debbano profilare in funzione dell’attuale situazione di minaccia con un accesso limitato alle risorse (finanziarie, personale, …) rispettivamente in tempi complessivamente sempre più rapidi di reazione. Un’attenzione particolare va inoltre riposta nei confronti della condotta a livello di Confederazione e Cantoni.

Leave a Reply