A giocare con il fuoco ci si brucia

In occasione della sessione primaverile e del dibattito per la sostituzione dei Tiger F-5, il Consiglio degli Stati ha messo in scena qualcosa che somigliava più alla commedia dell’arte italiana con maschere e pagliacci che ad un dibattito degno della Camera dei cantoni. Oltre all’aspetto formale, c’è anche la sostanza. Ed a questo proposito sembra si sia levato un vento antimilitarista in una delle più alte istanze legislative del paese. La storia giudicherà a lungo termine se la strategia di decadimento scelta da alcuni parlamentari costituisce un valore aggiunto per la sicurezza degli abitanti di questo paese. Personalmente ho i miei dubbi ed ammetto il mio grande scetticismo di fronte ad una tale incuria.

Come si può votare per la sostituzione di aerei da combattimento vecchi di trent’anni e per la modifica della legge sulle finanze per creare un fondo speciale con una maggioranza così debole da non poter allentare il freno alle spese, aprendo in questo modo la strada ad un referendum popolare. Si gioca con il destino e la sicurezza del paese, non c’è altra spiegazione credibile!

Quindi, anche se alcune critiche sulla gestione del caso da parte del DDPS sono fondate, bisogna ammettere che al di là della polemica si nasconde una realtà ben diversa.

La Svizzera ed i suoi esponenti della politica non hanno più nessuna visione del nostro destino nella prospettiva sicuritaria, ragion per cui alcuni parlamentari di destra si sono uniti al campo del GSsE ed alla sinistra che è riuscita magistralmente  ad infondere il dubbio sulla sicurezza nazionale. La storia si ripete decisamente!

Ascoltando una Consigliera agli stati della destra affermare che “bisogna definire le missioni dell’esercito prima di acquistare un nuovo sistema di armi…” si deve constatare che o una parte dell’élite politica di questo paese ha voltato le spalle ad un compito essenziale dello Stato, cioè la sicurezza dei suoi abitanti, o si è arrivati al livello zero dell’onestà intellettuale visto che le missioni dell’esercito fanno parte della Costituzione e le prestazioni relative sono state descritte minuziosamente in due rapporti già messi a disposizione del Consiglio agli Stati.

Dietro questo atteggiamento di non voler capire la realtà ed i problemi del mondo di oggi si nasconde una mentalità molto ingenua. Più istruzione, più salute, più mobilità e meno armi. Sarebbe bellissimo in un mondo perfetto, ma non è quello in cui noi viviamo.

La Svizzera sta perdendo pian piano e silenziosamente una parte della propria sovranità, e tutto senza veri e propri dibattiti a parte quello relativo alle finanze. Non possiamo permettere che questi sviluppi sfuggano dalle mani del popolo. La SSU  continuerà a tenere gli occhi ben aperti.

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